8 Agosto
La politica prigioniera e senza freni
Quella populista è una corsa senza limiti, ma priva di bussola e timone. L'establishment invece non corre e continua a proporre irrealizzabili riforme. Lorenzo Castellani esplora il paradosso della nuova/vecchia stagione politica. Alle 19 vertice a Palazzo Chigi sulla manovra economica.
Questo è un florilegio delle news di politica interna alle ore 15.30. C'è molto su cui riflettere, sembra una lavatrice che centrifuga il nulla.
- Luigi Di Maio intervistato da Avvenire: "È ormai palese a tutti, perfino ai burocrati europei, che la strada dell'austerità ha portato l'Ue ad una grande crisi" e quindi "si deve cambiare rotta anche a livello comunitario".
- Luigi Di Maio, intervistato da La7: "Credo sia sbagliato pensare che io e Salvini stiamo facendo una gara a chi segna punti: certo Lega e M5S stanno facendo al meglio quello che avevano promesso e vogliono fare sempre di piu'".
- Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo: "Infrastrutture e grandi opere sono indispensabili per lo sviluppo del Paese" (mentre va a visitare il cantiere Tav della Torino-Lione).
- Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio (sull'Europa e i conti): "Nell'ambito della discussione con l'Europa sulla manovra l'Italia si presenterà a testa alta. Nei colloqui sin qui avvenuti con i partner non ho mai chiesto atteggiamenti di favore o qualche concessione. Presenteremo un programma serio, ragionevole, coraggioso che tutela i nostri interessi e non gli interessi altrui. Su questo saremo molto seri, duri e rigorosi e non saremo scriteriati nelle richieste".
- Giuseppe Conte (sul gasdotto Tap): "Il governo sarà "vigile e valuterà tutte le istanze e alla fine ci sarà una sintesi politica che spetta al consiglio dei ministri con i suoi ministri".
- Giuseppe Conte (su Alitalia): "Per quanto riguarda Alitalia, il proponimento è poter conservare una sorta di compagnia di bandiera. Dobbiamo misurarci con la fattibilità di questa idea, il ministro Toninelli sta costruendo le premesse per arrivare a questo risultato. Dovremo poi verificare e confrontarci con la realtà di mercato".
- Matteo Renzi, ex tutto (sul caso fake news-Mattarella): "Ho chiesto al procuratore Pignatone di essere ascoltato come testimone perché credo che su questa storia delle fake...
Questo è un florilegio delle news di politica interna alle ore 15.30. C'è molto su cui riflettere, sembra una lavatrice che centrifuga il nulla.
- Luigi Di Maio intervistato da Avvenire: "È ormai palese a tutti, perfino ai burocrati europei, che la strada dell'austerità ha portato l'Ue ad una grande crisi" e quindi "si deve cambiare rotta anche a livello comunitario".
- Luigi Di Maio, intervistato da La7: "Credo sia sbagliato pensare che io e Salvini stiamo facendo una gara a chi segna punti: certo Lega e M5S stanno facendo al meglio quello che avevano promesso e vogliono fare sempre di piu'".
- Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo: "Infrastrutture e grandi opere sono indispensabili per lo sviluppo del Paese" (mentre va a visitare il cantiere Tav della Torino-Lione).
- Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio (sull'Europa e i conti): "Nell'ambito della discussione con l'Europa sulla manovra l'Italia si presenterà a testa alta. Nei colloqui sin qui avvenuti con i partner non ho mai chiesto atteggiamenti di favore o qualche concessione. Presenteremo un programma serio, ragionevole, coraggioso che tutela i nostri interessi e non gli interessi altrui. Su questo saremo molto seri, duri e rigorosi e non saremo scriteriati nelle richieste".
- Giuseppe Conte (sul gasdotto Tap): "Il governo sarà "vigile e valuterà tutte le istanze e alla fine ci sarà una sintesi politica che spetta al consiglio dei ministri con i suoi ministri".
- Giuseppe Conte (su Alitalia): "Per quanto riguarda Alitalia, il proponimento è poter conservare una sorta di compagnia di bandiera. Dobbiamo misurarci con la fattibilità di questa idea, il ministro Toninelli sta costruendo le premesse per arrivare a questo risultato. Dovremo poi verificare e confrontarci con la realtà di mercato".
- Matteo Renzi, ex tutto (sul caso fake news-Mattarella): "Ho chiesto al procuratore Pignatone di essere ascoltato come testimone perché credo che su questa storia delle fake news si giochi il futuro dello Stato democratico".
Domanda sul taccuino: il governo ha due mesi di vita, abbiamo ascoltato e letto dichiarazioni su dichiarazioni, se tutti parlano con i giornalisti tutti i giorni più volte al giorno come se la campagna elettorale fosse ancora aperta, alla fine chi lavora? E soprattutto cosa stanno facendo, maggioranza e opposizione?
Stasera alle 19 a Palazzo Chigi ci sarà un vertice sulla manovra e poi un consiglio dei ministri. Al vertice sull'economia ci saranno il premier Conte, il vicepremier Luigi Di Maio, il ministro dell'economia Giovanni Tria e il ministro per gli affari europei Paolo Savona. Assente Matteo Salvini, sostituito dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Sono tutti dentro un gioco senza freni. E prigionieri.
***
I problemi li conosciamo, attendiamo soluzioni
di Lorenzo Castellani
Chi sotto l’ombrellone sfoglia i giornali può rendersi conto di una semplice evidenza: la politica italiana è senza freni e, allo stesso tempo, prigioniera. Le nuove forze anti-establishment al governo rappresentano un “ritorno della politica” privo di bussola e timone. Quella populista è una vera corsa senza limiti per cui la risposta ad ogni problema è un maggiore intervento della politica nella vita dei cittadini. Alitalia? Da nazionalizzare anche se lo Stato ha già perso oltre 7 miliardi di euro; Ilva? La gara va annullata e riproposta e se andasse male si lascia intendere che ci penserà il governo; sulle infrastrutture non c’è certezza tra fermare le grandi opere in corso (Tav, Tap) o completarle; sui vaccini si procrastina scelleratamente l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per pagare dazio a poche migliaia di complottisti novax. Insomma, nei movimenti anti-eastablishment entrano elementi di anti-modernismo, di neo-statalismo, di ambientalismo estremizzato che rischiano di alienare il paese dalla modernità e dalla realtà del mondo contemporaneo.
Questa nostalgia del passato oggi rischia di scomporre ancora di più il paese tra chi è inserito nei circuiti internazionali e chi non lo è, tra i territori sconnessi e quelli connessi con il mondo, di ignorare i principi base degli investimenti e del bilancio pubblico, di remare contro la realtà dell’economia globale che può essere diversamente governata ma non bruscamente frenata (pena l’impoverimento). In altre parole, ad oggi, le forze di governo rincorrono gli umori con la pretesa di soddisfarli tutti, missione impossibile, senza avere un piano di sviluppo complessivo per il paese. La nuova politica è senza freni ma allo stesso tempo appare imprigionata dalla vecchia, cioè dai vincoli e dalla cultura impostesi nei decenni precedenti. C’è un potere che accelera senza limiti e un potere che vuole soltanto frenare, per limitare l’impatto della proposta populista.
La politica è imprigionata, si diceva, poiché imprigionato è il vecchio establishment europeo ed italiano e i suoi partiti di riferimento. La prigione, nel caso nostro, si chiama ossessione del debito pubblico e delle regole europee. Come si è detto la politica senza freni e senza progetti è pericolosa e la necessità di controllare e ridurre progressivamente il debito pubblico non è discutibile per principio di realtà. Tuttavia, la controproposta alle promesse anti-establishment non può essere quella di imprigionare la politica nei conti della serva per singolo anno. Qui è opportuno fare uno scatto di ulteriore realismo: l’Italia non ripagherà mai il proprio debito, come non lo faranno gli altri Stati, e il problema che si pone è quello della sostenibilità dello stesso. Viene da domandarsi se sia sostenibile il debito di un paese che non cresce e perde produttività da vent’anni e cosa fare per invertire la curva.
Invece se oggi si aprono i principali quotidiani è palese come l’unica preoccupazione dei più autorevoli commentatori non sia cercare soluzioni realistiche per la crescita, ma solamente quella del rispetto delle regole europee sul deficit e la sostenibilità del debito. Preoccupazioni sacrosante, ma il problema è che se si guarda la curva del debito pubblico italiano si può notare come questo sia salito anche quando c’erano in carica governi che seguivano le direttive di policy espresse sia da Bruxelles che dagli editorialisti dei grandi quotidiani, segno che la questione sia ben più complessa della metafora, sempre di gran moda, dello Stato come famiglia indebitata. Nell’ultimo decennio, infatti, l’economia italiana ha subito l’equivalente delle conseguenze di una guerra, non è più riuscita a recuperare e il debito pubblico è aumentato seppure ha rispettato le regole europee sul deficit. Un quadro devastante per la sua classe dirigente, che continua a giocare in difesa e a proteggersi sotto l’ombrello delle regole europee. Un atteggiamento conservativo che offre poche alternative ad elettori e governanti.
La crescita, infatti, non c’è da decenni e viene da chiedersi se la versione dell’establishment sull’ordine economico non sia un po’ troppo limitata. Qual è il piano per far crescere il Paese? C’è una visione alternativa che non si riduca esclusivamente a smontare le proposte del governo? C’è una domanda evasa dai tempi del governo Monti: si può contemporaneamente pensare di ridurre allo stesso tempo il debito pubblico è la spesa per interessi, rispettare gli obiettivi dettati dalla Commissione Europea (cioè inferiori al famoso 3%) e avere una esplosione di Pil? Qualcuno risponderà di sì se il Paese sarà disposto ad affrontare una serie di riforme, ma anche qui occorre un minimo di realismo: nessun governo, dal 2011 a oggi, è riuscito a completare le riforme indicate dagli organi sovranazionali (EU, OECD, IMF ecc). Ciò è avvenuto solo parzialmente (pensioni, lavoro) e con ripercussioni politiche feroci.
Quelle indicate dall’alto sono riforme politicamente irrealizzabili per il Paese poiché i partiti (tutti) e i loro elettori non le accettano. Un segno che è necessaria una diversa strategia. Eccoci dunque arrivati alla prigione, da cui nessuno sembra avere soluzioni per uscire. Forse si potrebbe invertire il ragionamento e cioè investire (e/o detassare massicciamente) per ripartire, tornare a crescere e contemporaneamente contenere la spesa e il debito pubblico. Un politico intelligente, Daniele Capezzone, da anni suggerisce di varare uno shock fiscale cioè una riduzione di tasse su imprese e lavoro di 50 miliardi, salendo lievemente sopra il tetto del 3% del rapporto deficit/PIL, per rimettere il paese sui binari della crescita. Senza essere ossessionati dalle regole europee e dal debito pubblico, le prigioni che hanno prodotto la politica senza freni. In sostanza si tratta di spostare l’orizzonte del piano politico dal singolo anno ad un tempo più lungo in cui far crescere il Paese e ad abbassare i livelli d’indebitamento. Questo piano può avere delle varianti, ad esempio combinando riduzione delle tasse sulle imprese con investimenti in infrastrutture e ricerca, ma almeno si sforza di uscire dal solito coro dell’editoria mainstream.
L’impressione è che, in generale, la politica e il pensiero oggi manchino della capacità di realizzare un progetto complessivo, formato da spinte e da freni, dalla giusta dose di rischi e prudenze. C’è una porzione di classe politica, quella al governo, che vuole accelerare senza freni e ce ne è un’altra, quella del vecchio establishment, che sembra sapersi aggrappare solamente a limiti e paletti e all’invocazione del sacro vincolo esterno ad ogni legge di bilancio. Questa spaccatura appare deleteria poiché irrigidisce le posizioni, allontana politica e classe dirigente, rende impotente ogni aspetto della politica italiana, uccide qualsiasi prospettiva che richiede un medio periodo per essere realizzata. Servirebbe, invece, un lavoro di cesura capace di tenere insieme la politica senza freni e quella della prigione, proprio per superare limiti e rischi di entrambe. Per rimettere l’Italia su un sentiero di crescita e ridare alla politica il ruolo che merita perché, come scriveva lo storico Arthur Schlesinger Jr, “In una democrazia la politica è qualcosa di più della lotta per il potere o della manipolazione dell’immagine. Essa è la ricerca di soluzioni”.
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avvocati, spesa o danno addebitato al Fornitore o in cui il Fornitore dovesse comunque incorrere in
conseguenza di usi
impropri del Servizio da parte dell'Utente o per la violazione da parte di quest'ultimo di obblighi
derivanti dalla
legge ovvero dai presenti termini d'uso.
10. Limitazione di responsabilità
10.1 Il Fornitore è impegnato a fornire un Servizio con contenuti professionali e di alta qualità; tuttavia,
il
Fornitore non garantisce all'Utente che i contenuti siano sempre privi di errori o imprecisioni; per tale
motivo,
l'Utente è l'unico responsabile dell'uso dei contenuti e delle informazioni veicolate attraverso di
essi.
10.2 L'Utente riconosce e accetta che, data la natura del Servizio e come da prassi nel settore dei servizi
della
società dell'informazione, il Fornitore potrà effettuare interventi periodici sui propri sistemi per
garantire o
migliorare l'efficienza e la sicurezza del Servizio; tali interventi potrebbero comportare il rallentamento
o
l'interruzione del Servizio. Il Fornitore si impegna a contenere i periodi di interruzione o rallentamento
nel minore
tempo possibile e nelle fasce orarie in cui generalmente vi è minore disagio per gli Utenti. Ove
l'interruzione del
Servizio si protragga per oltre 24 ore, l'Utente avrà diritto a un'estensione dell'Abbonamento per un numero
di giorni
pari a quello dell'interruzione; in tali casi, l'Utente riconosce che l'estensione dell'Abbonamento è
l'unico rimedio in
suo favore, con la conseguente rinunzia a far valere qualsivoglia altra pretesa nei confronti del
Fornitore.
10.3 L'Utente riconosce e accetta che nessuna responsabilità è imputabile al Fornitore:
- per disservizi dell'Abbonamento derivanti da malfunzionamenti di reti elettriche e telefoniche ovvero di
ulteriori
servizi gestiti da terze parti che esulano del tutto dalla sfera di controllo e responsabilità del Fornitore
(per
esempio, disservizi della banca dell'Utente, etc...);
- per la mancata pubblicazione di contenuti editoriali che derivi da cause di forza maggiore.
10.4 In tutti gli altri casi, l'Utente riconosce che la responsabilità del Fornitore in forza del contratto
è limitata
alle sole ipotesi di dolo o colpa grave.
10.5 Ai fini dell'accertamento di eventuali disservizi, l'Utente accetta che faranno fede le risultanze dei
sistemi
informatici del Fornitore.
11. Modifica dei termini d'uso
11.1 L'Abbonamento è disciplinato dai termini d'uso approvati al momento dell'acquisto.
11.2 Durante il periodo di validità del contratto, il Fornitore si riserva di modificare i termini della
fornitura per
giustificati motivi connessi alla necessità di adeguarsi a modifiche normative o obblighi di legge, alle
mutate
condizioni del mercato di riferimento ovvero all'attuazione di piani aziendali con ricadute sull'offerta dei
contenuti.
11.3 I nuovi termini d'uso saranno comunicati all'Utente con un preavviso di almeno 15 giorni rispetto alla
scadenza del
periodo di fatturazione in corso ed entreranno in vigore a partire dall'inizio del periodo di fatturazione
successivo.
Se l'Utente non è d'accordo con i nuovi termini d'uso, può esercitare la disdetta secondo quanto previsto al
precedente
articolo 3.
11.4 Ove la modifica dei termini d'uso sia connessa alla necessità di adeguarsi a un obbligo di legge, i
nuovi termini
d'uso potranno entrare in vigore immediatamente al momento della comunicazione; resta inteso che, solo in
tale ipotesi,
l'Utente potrà recedere dal contratto entro i successivi 30 giorni, con il conseguente diritto ad ottenere
un rimborso
proporzionale al periodo di abbonamento non goduto.
12. Trattamento dei dati personali
12.1 In conformità a quanto previsto dal Regolamento 2016/679 UE e dal Codice della privacy (decreto
legislativo 30
giugno 2003, n. 196), i dati personali degli Utenti saranno trattati per le finalità e in forza delle basi
giuridiche
indicate nella privacy policy messa a disposizione dell'Utente in sede di registrazione e acquisto.
12.2 Accettando i presenti termini di utilizzo, l'Utente conferma di aver preso visione della privacy policy
messa a
disposizione dal Fornitore e di averne conservato copia su supporto durevole.
12.3 Il Fornitore si riserva di modificare in qualsiasi momento la propria privacy policy nel rispetto dei
diritti degli
Utenti, dandone notizia a questi ultimi con mezzi adeguati e proporzionati allo scopo.
13. Servizio clienti
13.1 Per informazioni sul Servizio e per qualsiasi problematica connessa con la fruizione dello stesso,
l'Utente può
contattare il Fornitore attraverso i seguenti recapiti: help@newslist.it
14. Legge applicabile e foro competente
14.1 Il contratto tra il Fornitore e l'Utente è regolato dal diritto italiano.
14.2 Ove l'Utente sia qualificabile come consumatore, per le controversie comunque connesse con la
formazione,
esecuzione, interpretazione e cessazione del contratto, sarà competente il giudice del luogo di residenza o
domicilio
del consumatore, se ubicato in Italia.