5 Marzo
C'era una volta. L'Italia chiusa per virus
Niente scuola, niente baci, niente abbracci. L'inizio di una giornata che non è come tutte le altre, l'oggi e il domani sull'orlo di una crisi di nervi. Un paese che può esporre solo il passato
Sono le cinque, l'alba sta arrivando, anticipata dal cinguettìo di un uccello, è sempre lo stesso. È rassicurante sapere che in queste ore, almeno lui, è puntuale e segue il ritmo della natura. Questo verso del mattino è armonioso, come la tela elegante e letale che il ragno va tessendo da giorni tra i gerani e le piante in fioritura anticipata, un preludio di primavera, prima che il grande caldo la faccia evaporare, un avviso dell'aprile cantato da T.S. Eliot ne La Terra Desolata:
April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
La rima allunga questa mattina, mentre si fa luce su una Roma sonnambula, eterna, corrotta, infetta.
Questa è una giornata diversa, questo è un anno particolare, è il passo d'avvio di un nuovo ventennio, è il passo d'addio di una storia finita. Per la prima volta nella storia del Belpaese le scuole sono chiuse in tutto il territorio, da Nord a Sud, isole comprese. Non era mai successo. Nemmeno sotto le bombe il paese aveva rinunciato a vivere. Oggi, giovedì 5 marzo 2020, l'Italia è ferma per decreto governativo, in stato di zombificazione.
Passo dal fuso orario del Pacifico a quello Mediterraneo, le Borse asiatiche hanno tutti gli indici in verde, in sala trading c'è posto per la razionalità, sono le 6.30, bevo il secondo caffè, scorro i numeri, ora sono quelli prima del tasto "pubblica":
Cosa faranno i mercati europei? Tra poco ci siamo. Quali tasti spingeranno a Piazza Affari, uomini e donne di un paese in lockdown (in)volontario? Sono domande che piovono sul taccuino, ho solo da aspettare, alle 9 scatta un'altra giornata, ora devo terminare il lavoro di tutte le mattine. Ho letto i giornali, controllato la posta, approfondito quello che conta, visto l'agenda....
Sono le cinque, l'alba sta arrivando, anticipata dal cinguettìo di un uccello, è sempre lo stesso. È rassicurante sapere che in queste ore, almeno lui, è puntuale e segue il ritmo della natura. Questo verso del mattino è armonioso, come la tela elegante e letale che il ragno va tessendo da giorni tra i gerani e le piante in fioritura anticipata, un preludio di primavera, prima che il grande caldo la faccia evaporare, un avviso dell'aprile cantato da T.S. Eliot ne La Terra Desolata:
April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
La rima allunga questa mattina, mentre si fa luce su una Roma sonnambula, eterna, corrotta, infetta.
Questa è una giornata diversa, questo è un anno particolare, è il passo d'avvio di un nuovo ventennio, è il passo d'addio di una storia finita. Per la prima volta nella storia del Belpaese le scuole sono chiuse in tutto il territorio, da Nord a Sud, isole comprese. Non era mai successo. Nemmeno sotto le bombe il paese aveva rinunciato a vivere. Oggi, giovedì 5 marzo 2020, l'Italia è ferma per decreto governativo, in stato di zombificazione.
Passo dal fuso orario del Pacifico a quello Mediterraneo, le Borse asiatiche hanno tutti gli indici in verde, in sala trading c'è posto per la razionalità, sono le 6.30, bevo il secondo caffè, scorro i numeri, ora sono quelli prima del tasto "pubblica":
Cosa faranno i mercati europei? Tra poco ci siamo. Quali tasti spingeranno a Piazza Affari, uomini e donne di un paese in lockdown (in)volontario? Sono domande che piovono sul taccuino, ho solo da aspettare, alle 9 scatta un'altra giornata, ora devo terminare il lavoro di tutte le mattine. Ho letto i giornali, controllato la posta, approfondito quello che conta, visto l'agenda. La prima pagina del Corriere della Sera è il sigillo della dimensione ai confini della realtà in cui siamo stati catapultati:
"Scuole chiuse fino a metà marzo". Un ordine burocratico, potrebbe essere il titolo di un romanzo kafkiano, una cosa da paese dell'Est, o forse da non-luogo dove non ci sono mappe, senza collocazione, un posto remoto, irraggiungile, un'altra dimensione. In fondo, tutto torna nel processo di nullificazione della volontà: è apparso nel nulla, la tv, un uomo venuto dal nulla, ci ha detto che nulla da oggi è come prima e ha dato l'ordine: le scuole e le università da oggi sono chiuse, tutto deve essere fermato, poi è sparito nel nulla. Poco dopo, è riapparso in un altro nulla, il social network, e come un robot uscito dalla fabbrica positronica di Isaac Asimov ha emesso altri suoni che non significano nulla di fronte alla bollinatura ministeriale: il paese è chiuso per virus.
L'uccellino non canta più, si sente, in alto, un coro di gabbiani, poco sotto una cappa grigia di nembi. Mi ricordano qualcosa di sinistro, delle pagine rilette pochi giorni fa, "Gli uccelli", il racconto di Daphne du Maurier:
Poi li vide: i gabbiani, laggiù, cavalcavano le onde. Quel che dapprima aveva creduto essere la cresta bianca dei flutti erano invece gabbiani, centinaia, migliaia... Si levano e ricadevano nel solco delle onde, sfidando il vento, come una poderosa flotta ancora in attesa della marea. Verso est e verso ovest, erano dappertutto. Si vedevano a perdita d'occhio, schierati in formazioni compatte, una fila dopo l'altra. Se il mare fosse stato calmo avrebbero ricoperto la baia come una nuvola bianca, testa contro testa, un corpo appiccicato all'altro.
I gabbiani qui a Roma passeggiano come predatori antichi, sono dinosauri, sono sopravvissuti all'asteroide dell'Amministrazione capitolina. Ti guardano, ti sfidano, con quel becco affilato possono tagliarti la gola, sono le regole del Regno della Spazzatura, la guerriglia urbana tra volatili e umani. La loro moltiplicazione forse era un presagio di questa giornata da Ghost Town, i cieli, le strade, tutto è diventato il bianco dominio dei gabbiani.
Le cronache italiane sembrano uscite da un romanzo distopico. Per respirare devi sfogliare altro, proseguo la mia lettura del mattino, Financial Times, Le Monde, Figaro, Wall Street Journal, New York Times:
Nessuno apre la prima pagina con l'epidemia. Nessuno è chiuso per contagio. Nella trincea della contemporaneità c'è vita, dunque. Il New York Times si chiede se Xi Jinping sopravviverà alla crisi del virus. Dall'agenzia arriva la notizia che Xi non andrà più in Giappone, la visita era prevista dal 6 al 10 aprile e sarebbe stata la prima di un presidente cinese in Giappone dal 2008. Ritenta, sarai più fortunato.
Qui nessuno si chiede se il governo italiano sopravviverà a tutto questo, un ordine di chiusura delle scuole, dei luoghi della vita sociale, emesso qualche ora prima di questo black out, dalla sera al mattino, come se fossimo davanti a un disastro nucleare, eccolo qui, il nostro "momento Chernobyl", una crisi improvvisa sfociata dopo una sirena d'allarme che suona fin dall'inizio dell'anno, da quando il 31 dicembre 2019 i cinesi hanno avvisato l'Oms dell'esistenza di un nuovo virus. "Tutto è sotto controllo", disse il 31 gennaio l'uomo venuto dal nulla. Poi la decisione, giunta come pigiare il tasto reset del computer, dal nulla, nel nulla, nel caos totale. La politica ad alzo zero. Un like e via, sudditi.
Il 2020 è un anno particolare, se ne vedevano i bagliori in lontananza. La sera del 3 gennaio, è esploso: Baghdad, aeroporto internazionale, un missile hellfire sparato da un drone, l'uccisione di Qassam Soleimani, generale iraniano della forza Quds, l'uomo nero di Teheran, il master and commander del terrore dell'Iran. Da quel momento le notti sono andate a ridursi in spazi di veglia compressa, uno stato di vigile attenzione permanente. Lo scafo della nave dell'esistenza ha cominciato a andare su e giù tra onde sempre più alte. La crisi del Medio Oriente, il club del nucleare e poi, il silente e invisibile nemico, dalla Cina con furore, il virus.
Vedi le fazioni schierate in tv, srotolate nelle articolesse dei giornali, catastrofisti e negazionisti. La ragione, mai. L'equilibrio, smarrito. La politica, defunta. Eccoli, i guelfi e ghibellini del nostro virus quotidiano. Chiudere tutto, la vita è sospesa. È solo un'influenza, che la festa continui. Tutti suonano al ritmo dell'orchestrina del Titanic. Scuole chiuse fino al 15 marzo e poi si vedrà, perché nel nulla bisogna pur far vedere che qualcosa s'è deciso. Cinema e teatri a un metro di distanza, mi raccomando. Siamo alle teorie dell'impossibile, alla geometria delle relazioni (dis)umane. Aspettiamo Godot in sala con un metro d'ordinanza. Non mi baciare, non mi hai mai baciato, perché dovresti farlo ora? Non toccarmi e non t'azzardare a bere il mio Gin Martini, con quelle tue labbra schiuse come un fiore al sole. Gli anziani non escano di casa, proprio loro, che erano l'unico rifugio dei bambini di famiglie dove padre e madre lavorano. E ora? Che si fa? Alt, voucher per le baby sitter e congedo per i genitori, mettetivi in fila per la pratica burocratica. E fate girare il numero della baby sitter più brava, cielo, e chiudete anche la chat dei genitori (1 e 2, vi prego) e andate lontano, in montagna, in campagna, su un altro pianeta, sbarrate le finestre e la porta di casa. Il virus ti guarda. Dio, ci vorrebbe Flaiano con il suo marziano a Roma. Nel giro di WhatsApp circola l'altro virus, quello dell'idiozia, il falso allarme. Ossignore, nada che sei nel nada, oltre a darci il nostro nada quotidiano, perché non arriva l'asteroide? Siamo piombati in una terra di mezzo dove la tv trasmette la linea politica del Grande Fratello. Qui si dorme per schianto biologico, si sta in piedi senza guardare le ore, per giocare la partita set dopo set, con il giudice di sedia che ti dice che tutti i colpi sono sempre fuori dalla riga, anche lo smash che tu pensi sia un punto sicuro, perfino quello per non dire di quella. Ritiro? Quarantena? No, non si abbandona mai il campo perché questa è una delle tappe del Grande Slam della vita, la febbrile ricerca della risposta a quello che sta accadendo.
Siamo in una Babilonia dove i fiori delle terrazze sono appassiti. Sfoglio le pagine fresche di stampa di The Decadent Society, di Ross Douthat, libro che promette e per ora mantiene e sul quale bisognerà tornare, incrociandone le righe dense con altre letture e visioni.
Vittime del nostro successo, dice. Davvero questo è un successo? Allora mai è stato così mesto. Nel libro di Douthat c'è un capitolo che s'intitola "Catastrofe", lo leggo con l'attenzione di un entomologo, alla ricerca di un dettaglio rivelatore, di una conferma, di un taglio netto, definitivo, dell'inquietudine. Cita un film di Mel Gibson, Apocalypto, bellissimo, la fine di una civiltà mesoamericana, poco prima della conquista spagnola. Una città decadente, che pratica i sacrifici umani, aspetta la pioggia, vede l'eclissi come la fine del mondo, la fuga di Zampa di giaguaro e la ricerca della salvezza per la sua famiglia, una moglie e un figlio appena nato. Dove andiamo? A cercare un nuovo inizio, è la frase finale del film, mentre i galeoni spagnoli galleggiano nella baia di un nuovo mondo. È lo sbarco di un'altra civiltà, trasporta i germi che distruggeranno i maya e gli atzechi. Vivi, muori, contagia. Spada e virus. Dio e germe. Il generale Hernán Cortés fa emergere dal passato una canzone di Neil Young, Cortez the killer, struggente, uno dei più grandi solo di chitarra:
He came dancing across the water
With his galleons and guns
Looking for the new world
In that palace in the sun.
Il regno di Montezuma finì con la spada di Cortés e i germi dell'Europa. Douthat usa la storia per ricordarci che le civiltà cadono per l'imprevedibile, anche il più decadente degli imperi resiste al previsto, ma la tecnologia avanzata dei conquistadores fu quella dei microbi che aggredirono il corpo degli abitanti di Tenochtitlan, eccolo qui, il cigno nero.
Così avremo il nostro dibattito quotidiano, perfetto per il talk show con il bravo presentatore, mentre c'è qualcosa che scricchiola lontano e si fa finta di non sentirlo. Ora lampeggia sullo schermo: Flybe, la più importante compagnia aerea di voli interni del Regno Unito è fallita. Trasportava 8 milioni di passeggeri all'anno, era in difficoltà finanziaria, il coronavirus le ha dato il colpo di grazia. Qualcuno si ricorda come vola Alitalia? Con il carburante del contribuente. Chi mai comprerà una compagnia aerea decotta ai tempi del coronavirus? Sono misteri virali ai quali nessuno risponde.
Tutti a casa. Niente scuola. Niente baci. Niente abbracci. Sono questi i titoli di coda? Sì? Allora fatevi un selfie. Questa è la cronaca di un paese con l'oggi e il domani sull'orlo di una crisi di nervi. Possiamo vantare solo il passato. Il paese del genio di Raffaello Sanzio è esposto da ieri a Roma, c'era una volta.
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7.4 La violazione degli obblighi stabiliti nel presente articolo conferisce al Fornitore il diritto di
risolvere
immediatamente il contratto ai sensi dell'articolo 1456 del codice civile, fatto salvo il risarcimento dei
danni.
8. Tutela della proprietà intellettuale e industriale
8.1 L'Utente riconosce e accetta che i contenuti dell'Abbonamento, sotto forma di testi, immagini,
fotografie, grafiche,
disegni, contenuti audio e video, animazioni, marchi, loghi e altri segni distintivi, sono coperti da
copyright e dagli
altri diritti di proprietà intellettuale e industriale di volta in volta facenti capo al Fornitore e ai suoi
danti causa
e per questo si impegna a rispettare tali diritti.
8.2 Tutti i diritti sono riservati in capo ai titolari; l'Utente accetta che l'unico diritto acquisito con
il contratto
è quello di fruire dei contenuti dell'Abbonamento con le modalità e i limiti propri del Servizio. Fatte
salve le
operazioni di archiviazione e condivisione consentite dalle apposite funzionalità del Servizio, qualsiasi
attività di
riproduzione, pubblica esecuzione, comunicazione a terzi, messa a disposizione, diffusione, modifica ed
elaborazione dei
contenuti è espressamente vietata.
8.3 La violazione degli obblighi stabiliti nel presente articolo conferisce al Fornitore il diritto di
risolvere
immediatamente il contratto ai sensi dell'articolo 1456 del codice civile, fatto salvo il risarcimento dei
danni.
9. Manleva
9.1 L'Utente si impegna a manlevare e tenere indenne il Fornitore contro qualsiasi costo – inclusi gli
onorari degli
avvocati, spesa o danno addebitato al Fornitore o in cui il Fornitore dovesse comunque incorrere in
conseguenza di usi
impropri del Servizio da parte dell'Utente o per la violazione da parte di quest'ultimo di obblighi
derivanti dalla
legge ovvero dai presenti termini d'uso.
10. Limitazione di responsabilità
10.1 Il Fornitore è impegnato a fornire un Servizio con contenuti professionali e di alta qualità; tuttavia,
il
Fornitore non garantisce all'Utente che i contenuti siano sempre privi di errori o imprecisioni; per tale
motivo,
l'Utente è l'unico responsabile dell'uso dei contenuti e delle informazioni veicolate attraverso di
essi.
10.2 L'Utente riconosce e accetta che, data la natura del Servizio e come da prassi nel settore dei servizi
della
società dell'informazione, il Fornitore potrà effettuare interventi periodici sui propri sistemi per
garantire o
migliorare l'efficienza e la sicurezza del Servizio; tali interventi potrebbero comportare il rallentamento
o
l'interruzione del Servizio. Il Fornitore si impegna a contenere i periodi di interruzione o rallentamento
nel minore
tempo possibile e nelle fasce orarie in cui generalmente vi è minore disagio per gli Utenti. Ove
l'interruzione del
Servizio si protragga per oltre 24 ore, l'Utente avrà diritto a un'estensione dell'Abbonamento per un numero
di giorni
pari a quello dell'interruzione; in tali casi, l'Utente riconosce che l'estensione dell'Abbonamento è
l'unico rimedio in
suo favore, con la conseguente rinunzia a far valere qualsivoglia altra pretesa nei confronti del
Fornitore.
10.3 L'Utente riconosce e accetta che nessuna responsabilità è imputabile al Fornitore:
- per disservizi dell'Abbonamento derivanti da malfunzionamenti di reti elettriche e telefoniche ovvero di
ulteriori
servizi gestiti da terze parti che esulano del tutto dalla sfera di controllo e responsabilità del Fornitore
(per
esempio, disservizi della banca dell'Utente, etc...);
- per la mancata pubblicazione di contenuti editoriali che derivi da cause di forza maggiore.
10.4 In tutti gli altri casi, l'Utente riconosce che la responsabilità del Fornitore in forza del contratto
è limitata
alle sole ipotesi di dolo o colpa grave.
10.5 Ai fini dell'accertamento di eventuali disservizi, l'Utente accetta che faranno fede le risultanze dei
sistemi
informatici del Fornitore.
11. Modifica dei termini d'uso
11.1 L'Abbonamento è disciplinato dai termini d'uso approvati al momento dell'acquisto.
11.2 Durante il periodo di validità del contratto, il Fornitore si riserva di modificare i termini della
fornitura per
giustificati motivi connessi alla necessità di adeguarsi a modifiche normative o obblighi di legge, alle
mutate
condizioni del mercato di riferimento ovvero all'attuazione di piani aziendali con ricadute sull'offerta dei
contenuti.
11.3 I nuovi termini d'uso saranno comunicati all'Utente con un preavviso di almeno 15 giorni rispetto alla
scadenza del
periodo di fatturazione in corso ed entreranno in vigore a partire dall'inizio del periodo di fatturazione
successivo.
Se l'Utente non è d'accordo con i nuovi termini d'uso, può esercitare la disdetta secondo quanto previsto al
precedente
articolo 3.
11.4 Ove la modifica dei termini d'uso sia connessa alla necessità di adeguarsi a un obbligo di legge, i
nuovi termini
d'uso potranno entrare in vigore immediatamente al momento della comunicazione; resta inteso che, solo in
tale ipotesi,
l'Utente potrà recedere dal contratto entro i successivi 30 giorni, con il conseguente diritto ad ottenere
un rimborso
proporzionale al periodo di abbonamento non goduto.
12. Trattamento dei dati personali
12.1 In conformità a quanto previsto dal Regolamento 2016/679 UE e dal Codice della privacy (decreto
legislativo 30
giugno 2003, n. 196), i dati personali degli Utenti saranno trattati per le finalità e in forza delle basi
giuridiche
indicate nella privacy policy messa a disposizione dell'Utente in sede di registrazione e acquisto.
12.2 Accettando i presenti termini di utilizzo, l'Utente conferma di aver preso visione della privacy policy
messa a
disposizione dal Fornitore e di averne conservato copia su supporto durevole.
12.3 Il Fornitore si riserva di modificare in qualsiasi momento la propria privacy policy nel rispetto dei
diritti degli
Utenti, dandone notizia a questi ultimi con mezzi adeguati e proporzionati allo scopo.
13. Servizio clienti
13.1 Per informazioni sul Servizio e per qualsiasi problematica connessa con la fruizione dello stesso,
l'Utente può
contattare il Fornitore attraverso i seguenti recapiti: help@newslist.it
14. Legge applicabile e foro competente
14.1 Il contratto tra il Fornitore e l'Utente è regolato dal diritto italiano.
14.2 Ove l'Utente sia qualificabile come consumatore, per le controversie comunque connesse con la
formazione,
esecuzione, interpretazione e cessazione del contratto, sarà competente il giudice del luogo di residenza o
domicilio
del consumatore, se ubicato in Italia.