18 Febbraio
L'Europa contro se stessa
L'impatto dell'amministrazione Maga, la potenza di Trump, le parole dure di JD Vance, uno shock che ha rivelato tutta la debolezza dell'Unione. Macron improvvisa un vertice a Parigi sull'Ucraina e la Difesa, Meloni lo raddrizza prima che scivoli nell'anti-americanismo. Appunti per il futuro che è già iniziato
L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha messo l’Europa di fronte alla realtà: gli americani chiamano gli alleati a un impegno più forte (nel bilancio della Nato e nella difesa del fianco orientale dell’Europa); la guerra dei dazi aperta da Washington ha ricordato a tutti che sono finiti i tempi d’oro del surplus europeo nella bilancia commerciale con gli Stati Uniti (per la sola Italia sono 44 miliardi di dollari all’anno), non poteva continuare così all’infinito e la sorpresa manifestata dalle cancellerie del Vecchio Continente è tra il ridicolo e la faccia tosta, la sola presenza dell’Iva sull’importazione è un problema che a Bruxelles hanno fatto finta di non vedere. Finché... non è arrivata l’amministrazione Maga. Tanto che ieri sera Trump ha messo in chiaro che nell’idea dei dazi reciproci il bersaglio è proprio l’Iva: «Ho deciso, per motivi di equità, che applicherò dazi reciproci e cioè che qualsiasi dazio che gli altri Paesi applicheranno agli Stati Uniti, noi lo applicheremo a loro. Né più né meno! Ai fini di questa politica, considereremo il sistema Iva, che è molto più punitivo di un dazio, alla stessa stregua del sistema daziario, non sarà accettato l'invio di merci, prodotti o qualsiasi altra cosa con un nome diverso tramite un altro Paese, allo scopo di danneggiare in modo scorretto l'America".
La mappa del Pentagono spostata a Oriente (tra l’altro non è una sorpresa, la Cina è il focus dai tempi di Obama) e l’imposizione dei dazi (anche questa non è una novità ma la politica commerciale di Washington da sempre), sono un cambio d’epoca per l’intensità e la determinazione, sono non più solo principi guida, ma azioni politiche accelerate. È uno scenario che impegna, obbliga, l’Europa a cambiare passo e strategia. Può essere una grande opportunità, serve una classe dirigente che sa...
L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha messo l’Europa di fronte alla realtà: gli americani chiamano gli alleati a un impegno più forte (nel bilancio della Nato e nella difesa del fianco orientale dell’Europa); la guerra dei dazi aperta da Washington ha ricordato a tutti che sono finiti i tempi d’oro del surplus europeo nella bilancia commerciale con gli Stati Uniti (per la sola Italia sono 44 miliardi di dollari all’anno), non poteva continuare così all’infinito e la sorpresa manifestata dalle cancellerie del Vecchio Continente è tra il ridicolo e la faccia tosta, la sola presenza dell’Iva sull’importazione è un problema che a Bruxelles hanno fatto finta di non vedere. Finché... non è arrivata l’amministrazione Maga. Tanto che ieri sera Trump ha messo in chiaro che nell’idea dei dazi reciproci il bersaglio è proprio l’Iva: «Ho deciso, per motivi di equità, che applicherò dazi reciproci e cioè che qualsiasi dazio che gli altri Paesi applicheranno agli Stati Uniti, noi lo applicheremo a loro. Né più né meno! Ai fini di questa politica, considereremo il sistema Iva, che è molto più punitivo di un dazio, alla stessa stregua del sistema daziario, non sarà accettato l'invio di merci, prodotti o qualsiasi altra cosa con un nome diverso tramite un altro Paese, allo scopo di danneggiare in modo scorretto l'America".
La mappa del Pentagono spostata a Oriente (tra l’altro non è una sorpresa, la Cina è il focus dai tempi di Obama) e l’imposizione dei dazi (anche questa non è una novità ma la politica commerciale di Washington da sempre), sono un cambio d’epoca per l’intensità e la determinazione, sono non più solo principi guida, ma azioni politiche accelerate. È uno scenario che impegna, obbliga, l’Europa a cambiare passo e strategia. Può essere una grande opportunità, serve una classe dirigente che sa vedere lungo, ma è proprio sul punto delle diottrie politiche che le leadership europee si scontrano con i loro limiti.

La mossa di Emmanuel Macron di convocare all’Eliseo un vertice ristretto (con la presenza dell’Inghilterra, nazione dentro la Nato e fuori dall’Unione, completamente persa nella confusione del premier Keir Starmer) la dice lunga: la vanità supera la realtà, così il Presidente francese per mostrare di contare qualcosa mette insieme un caminetto diviso su tutto dove l’impressione è quella di una riunione al bistrot per fare la linguaccia agli Stati Uniti. Grande mossa, in un colpo solo il Consiglio europeo di Bruxelles viene spossessato delle sue competenze (se è ancora l’organo di governo dell’Unione, bisognava convocarlo d’urgenza) e quel che resta dell’Europa si allontana dall’America e dalla Russia. Stare in mezzo, schiacciati tra due colossi, ottima strategia.
Ci ha messo una pezza Giorgia Meloni che sul dossier Ucraina ha ricordato alla compagnia della brioche che: 1. non può allontanarsi dall’alleato naturale, gli Stati Uniti; 2. che la pace si fa con Trump e non contro Trump; 3. che non si possono escludere dalla discussione le altre nazioni europee, perché «tutti hanno pagato i costi della guerra in Ucraina»; 4. che la sovranità dell’Ucraina va difesa e il conflitto non si può allargare inviando truppe europee senza calcolare le devastanti conseguenze sulla sicurezza; 5. che lei, Meloni, condivide le parole del vicepresidente JD Vance sulla libertà di opinione calpestata in Europa. Meloni ha impedito al vertice di scivolare verso l’anti-americanismo, ma il problema della Francia e della Germania è grave. Parigi ha un governo fantasma, Berlino vota tra qualche giorno e pur di escludere AfD dall’esecutivo, i Popolari sono pronti a rifare l’alleanza con la Spd di Scholz, un partito culturalmente in bancarotta.
L’altro ieri sera nel giro dei repubblicani, a Washington, circolava una voce: Trump sta dicendo nei suoi colloqui privati che potrebbe uscire dalla Nato. Voce, bisbiglio che provoca la 'ola' di consenso della base degli elettori americani (anche democratici), dunque sibilo da ascoltare con attenzione. Può darsi che sia solo un «ballon d’essai» del Presidente americano, un’altra leva da usare nel negoziato che si sta aprendo (si comincia tra qualche ora, in Arabia Saudita, con dei colloqui preparatori tra Stati Uniti e Russia), ma testimonia che il fossato tra la Casa Bianca e l’Europa imparruccata è più largo e più profondo di quel che si immagini.

Sul piano militare, gli Stati Uniti potrebbero fare a meno dell’Europa (la spesa per la difesa americana è pari a oltre 960 miliardi di dollari), resta sul tavolo un tema di scacchiera politica, ma anche su questo punto va detto che Trump può agire con gli accordi bilaterali: scegliere l’Italia (o la Francia, sempre pronta a fare il contrario di quel che afferma) per la collaborazione nel Mediterraneo e il Nord Africa; stringere un accordo con la Turchia (è il secondo esercito della Nato ma si comporta come se stesse altrove) per l’area del Mediterraneo Orientale; privilegiare la Polonia nell’Europa centrale (è sempre la «zona cuscinetto»); assistere direttamente i Paesi Baltici per controllare le mosse della Russia a Nord; rompere l’asse tra Parigi e Berlino in questo momento è più facile di quanto si immagini. La grande pax americana del 1945 è esaurita, si aprendo un’altra fase, quella della pax trumpiana che, come la precedente, porterà a un nuovo sistema delle relazioni internazionali.
L'Ucraina vede ovviamente il cambio di scena e chiede che l'Europa nomini un rappresentante per potenziali negoziati di pace con gli Stati Uniti e la Russia. Ihor Zhovkva, vice capo dell'ufficio di Volodymyr Zelensky, ha detto ieri all’agenzia Bloomberg che «dovrebbe essere una decisione presa rapidamente, spero subito dopo l'incontro di Parigi. Dovremmo agire, non riflettere». Secondo Zhovka l’inviato europeo dovrebbe avere lo stesso status di un capo di governo, dunque pari a Trump, Putin e Zelensky. Chi? La cosa fa già sorridere per la competizione delle vanità. Bene, poi che si fa? Aumentiamo la produzione di proiettili? Sviluppiamo un ombrello missilistico autonomo rispetto agli americani? Mandiamo le truppe in Ucraina come si propone di fare il primo ministro inglese, Keir Starmer? Per fare cosa? Senza la guida americana l’Europa non esiste.
Torniamo sulla terra. Il rebus europeo che incombe, il non detto, riguarda la materia prima vitale, l’energia. La domanda che hanno tutti in testa senza avere il coraggio di farla affiorare sulle labbra: torneremo ad acquistare gas dalla Russia?
A giudicare dai prezzi del gas in questo inverno, molto più duro dei due precedenti, sarebbe fondamentale per abbassare le quotazioni. L’Europa ha di fronte una forte competizione asiatica per assicurarsi le forniture, l’inverno è stato rigido, il prezzo sul mercato del TTF ha toccato i 58 euro per megawattora (MWh) lo scorso 10 febbraio, il livello più alto degli ultimi due anni. Ora che si stanno aprendo (forse) i negoziati con la Russia, che gli americani spingono per un cessate il fuoco entro Pasqua, cosa accadrà sul mercato dell’energia?
L’Europa ha inoltre non solo un problema di prezzo, ma anche di stoccaggio del gas: le riserve in questo momento sono al 48%, l’anno scorso erano al 66%, il prezzo per le consegne di gas in estate (quelle da destinare a riserva) è paradossalmente più alto di quello attuale, in pieno inverno. Lo squilibrio dipende dai limiti fisici di produzione di Qatar e Stati Uniti (i principali esportatori mondiali di gas liquido) e dalla concorrenza dell’Asia che sta spingendo il suo sviluppo industriale e opziona le gasiere in giro per gli oceani. Non solo la produzione, anche le flotte disponibili per il trasporto sono limitate e già prenotate, per non parlare dei rigassificatori. L’obiettivo di riempire i siti di stoccaggio al 90% entro il 1° novembre è se non impossibile, è di certo molto costoso.

L’Europa ha bisogno di bollette energetiche più basse per essere competitiva nell’industria e alleggerire il peso sui conti delle famiglie. L’Economist sostiene che la fine della guerra in Ucraina potrebbe far salire il Prodotto interno lordo europeo di mezzo punto, proprio grazie alla riduzione dei costi del gas. La logica economica non fa una piega, ma il problema è politico: comprare gas dalla Russia significa far tabula rasa di tre anni di guerra scatenata da Mosca nel cuore dell’Europa. D’altra parte, una ripresa dell’export di energia incoraggerebbe Vladimir Putin a sedersi al tavolo della pace e mettere la firma sulla fine del conflitto. Ungheria e Slovacchia, che dipendono dalle forniture energetiche di Mosca, sono ovviamente favorevoli, la Germania che aveva il rapporto privilegiato nella 'politica del tubo' con la Russia si mostra prudente, pur avendo pagato con una profonda crisi economica la chiusura del rubinetto del gas russo. I tedeschi votano il 23 febbraio, lo scenario di recessione è un tema chiave per gli elettori, i politici sanno che prima o poi questa discussione teorica dovrà trovare una soluzione pratica.
L’Unione europea ha ribadito che entro il 2027 ci sarà lo stop totale alle importazioni di gas e petrolio della Russia, ma si tratta come spesso capita a Bruxelles, di desideri visto che dopo tre anni di guerra l’Europa importa ancora il 10% del gas russo, un grande sforzo che però non ha mantenuto i prezzi a un livello conveniente e, inoltre, non ha ridotto il rischio geopolitico, visto che l’Europa lo ha trasferito sul Nord Africa e sulle forniture di gas liquido degli Stati Uniti. E qui arriviamo a Donald Trump, cosa vuole il Presidente americano? Che l’Europa acquisti più gas liquido dagli Stati Uniti. Ma contemporaneamente vuole anche la pace, progetto che per andare in buca deve aprire in qualche maniera di nuovo il mercato europeo dell’energia alla Russia. Riaprire il rubinetto del gas con la Russia avrebbe un impatto sull’export e gli investimenti dei produttori americani. Grande dilemma trumpiano: o la gloria del premio Nobel per la pace, o la storia raccontata dai bilanci del Made in America.
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legge ovvero dai presenti termini d'uso.
10. Limitazione di responsabilità
10.1 Il Fornitore è impegnato a fornire un Servizio con contenuti professionali e di alta qualità; tuttavia,
il
Fornitore non garantisce all'Utente che i contenuti siano sempre privi di errori o imprecisioni; per tale
motivo,
l'Utente è l'unico responsabile dell'uso dei contenuti e delle informazioni veicolate attraverso di
essi.
10.2 L'Utente riconosce e accetta che, data la natura del Servizio e come da prassi nel settore dei servizi
della
società dell'informazione, il Fornitore potrà effettuare interventi periodici sui propri sistemi per
garantire o
migliorare l'efficienza e la sicurezza del Servizio; tali interventi potrebbero comportare il rallentamento
o
l'interruzione del Servizio. Il Fornitore si impegna a contenere i periodi di interruzione o rallentamento
nel minore
tempo possibile e nelle fasce orarie in cui generalmente vi è minore disagio per gli Utenti. Ove
l'interruzione del
Servizio si protragga per oltre 24 ore, l'Utente avrà diritto a un'estensione dell'Abbonamento per un numero
di giorni
pari a quello dell'interruzione; in tali casi, l'Utente riconosce che l'estensione dell'Abbonamento è
l'unico rimedio in
suo favore, con la conseguente rinunzia a far valere qualsivoglia altra pretesa nei confronti del
Fornitore.
10.3 L'Utente riconosce e accetta che nessuna responsabilità è imputabile al Fornitore:
- per disservizi dell'Abbonamento derivanti da malfunzionamenti di reti elettriche e telefoniche ovvero di
ulteriori
servizi gestiti da terze parti che esulano del tutto dalla sfera di controllo e responsabilità del Fornitore
(per
esempio, disservizi della banca dell'Utente, etc...);
- per la mancata pubblicazione di contenuti editoriali che derivi da cause di forza maggiore.
10.4 In tutti gli altri casi, l'Utente riconosce che la responsabilità del Fornitore in forza del contratto
è limitata
alle sole ipotesi di dolo o colpa grave.
10.5 Ai fini dell'accertamento di eventuali disservizi, l'Utente accetta che faranno fede le risultanze dei
sistemi
informatici del Fornitore.
11. Modifica dei termini d'uso
11.1 L'Abbonamento è disciplinato dai termini d'uso approvati al momento dell'acquisto.
11.2 Durante il periodo di validità del contratto, il Fornitore si riserva di modificare i termini della
fornitura per
giustificati motivi connessi alla necessità di adeguarsi a modifiche normative o obblighi di legge, alle
mutate
condizioni del mercato di riferimento ovvero all'attuazione di piani aziendali con ricadute sull'offerta dei
contenuti.
11.3 I nuovi termini d'uso saranno comunicati all'Utente con un preavviso di almeno 15 giorni rispetto alla
scadenza del
periodo di fatturazione in corso ed entreranno in vigore a partire dall'inizio del periodo di fatturazione
successivo.
Se l'Utente non è d'accordo con i nuovi termini d'uso, può esercitare la disdetta secondo quanto previsto al
precedente
articolo 3.
11.4 Ove la modifica dei termini d'uso sia connessa alla necessità di adeguarsi a un obbligo di legge, i
nuovi termini
d'uso potranno entrare in vigore immediatamente al momento della comunicazione; resta inteso che, solo in
tale ipotesi,
l'Utente potrà recedere dal contratto entro i successivi 30 giorni, con il conseguente diritto ad ottenere
un rimborso
proporzionale al periodo di abbonamento non goduto.
12. Trattamento dei dati personali
12.1 In conformità a quanto previsto dal Regolamento 2016/679 UE e dal Codice della privacy (decreto
legislativo 30
giugno 2003, n. 196), i dati personali degli Utenti saranno trattati per le finalità e in forza delle basi
giuridiche
indicate nella privacy policy messa a disposizione dell'Utente in sede di registrazione e acquisto.
12.2 Accettando i presenti termini di utilizzo, l'Utente conferma di aver preso visione della privacy policy
messa a
disposizione dal Fornitore e di averne conservato copia su supporto durevole.
12.3 Il Fornitore si riserva di modificare in qualsiasi momento la propria privacy policy nel rispetto dei
diritti degli
Utenti, dandone notizia a questi ultimi con mezzi adeguati e proporzionati allo scopo.
13. Servizio clienti
13.1 Per informazioni sul Servizio e per qualsiasi problematica connessa con la fruizione dello stesso,
l'Utente può
contattare il Fornitore attraverso i seguenti recapiti: help@newslist.it
14. Legge applicabile e foro competente
14.1 Il contratto tra il Fornitore e l'Utente è regolato dal diritto italiano.
14.2 Ove l'Utente sia qualificabile come consumatore, per le controversie comunque connesse con la
formazione,
esecuzione, interpretazione e cessazione del contratto, sarà competente il giudice del luogo di residenza o
domicilio
del consumatore, se ubicato in Italia.