25 Agosto
L'ultimo chiuda la porta
Joe Biden ha confermato il ritiro per il 31 agosto. Inutile il pressing degli alleati. Migliaia di collaboratori afghani sono in pericolo. Hanno vinto i Talebani e il signor Zabihullah. Il nuovo ministro della Difesa di Kabul è un ex detenuto di Guantanamo. La fuga dell'America provoca uno shock geopolitico, cambia il Grande Gioco nell'Asia Centrale e incoraggia all'azione i nemici dell'Occidente
Il dado è tratto. La decisione non è di Caio Giulio Cesare, ma di Joe Biden. Non ci sono conquiste e onori, solo una tragedia, il declino dell'America. Via dall'Afghanistan, subito, non c'è spazio per fare altro se non scappare, via tutti da Kabul il 31 agosto del 2021, questa è la data in cui si chiudono vent'anni di guerra. Un ritiro senza onore. Vent'anni, quattro presidenti (Bush, Obama, Trump e Biden), migliaia di morti e feriti, una montagna di miliardi per arrivare al punto di partenza. I Talebani sono più forti del 2001, quando gli Stati Uniti decisero di reagire all'attacco delle Due Torri, allo sterminio di massa sul suolo dell'Occidente. 11 settembre 2001 / 31 agosto 2021. Fine della storia e l'ultimo chiuda la porta. Joe Biden l'ha chiusa, ma ha spalancato il cancello di un mondo fiammeggiante, da oggi più pericoloso per noi tutti.
Ritirarsi dopo vent'anni. Si poteva fare, ma così è una tragica decisione che ci costerà cara. Perché lasciare il campo libero significa liberare forze oscure, aprire la porta a chi pianifica l'omicidio, a chi sogna l'oppressione e la fine del nostro mondo. I nemici esistono, i cattivi uccidono, l'eterna lotta tra il Bene e il Male è un fatto in cronaca che diventa storia. Quanti errori, quanti orrori, quanto eroismo, quanta codardia. I caduti, le loro famiglie, gli alleati, i collaboratori afghani, tutti sono attoniti, addolorati, c'è chi ha perso tutto, la vita, i propri cari, il domani e vede un presente con l'ombra della morte che s'allunga. Hanno bruciato la speranza, hanno distrutto la fiducia. Chi andrà mai più in battaglia con gli americani dopo questo epilogo? Chi crederà al "nation building" domani quando oggi lo hai negato dopo averlo sbandierato per vent'anni in faccia all'opionione pubblica di tutto il mondo? Chi crede a un esercito che...
Il dado è tratto. La decisione non è di Caio Giulio Cesare, ma di Joe Biden. Non ci sono conquiste e onori, solo una tragedia, il declino dell'America. Via dall'Afghanistan, subito, non c'è spazio per fare altro se non scappare, via tutti da Kabul il 31 agosto del 2021, questa è la data in cui si chiudono vent'anni di guerra. Un ritiro senza onore. Vent'anni, quattro presidenti (Bush, Obama, Trump e Biden), migliaia di morti e feriti, una montagna di miliardi per arrivare al punto di partenza. I Talebani sono più forti del 2001, quando gli Stati Uniti decisero di reagire all'attacco delle Due Torri, allo sterminio di massa sul suolo dell'Occidente. 11 settembre 2001 / 31 agosto 2021. Fine della storia e l'ultimo chiuda la porta. Joe Biden l'ha chiusa, ma ha spalancato il cancello di un mondo fiammeggiante, da oggi più pericoloso per noi tutti.
Ritirarsi dopo vent'anni. Si poteva fare, ma così è una tragica decisione che ci costerà cara. Perché lasciare il campo libero significa liberare forze oscure, aprire la porta a chi pianifica l'omicidio, a chi sogna l'oppressione e la fine del nostro mondo. I nemici esistono, i cattivi uccidono, l'eterna lotta tra il Bene e il Male è un fatto in cronaca che diventa storia. Quanti errori, quanti orrori, quanto eroismo, quanta codardia. I caduti, le loro famiglie, gli alleati, i collaboratori afghani, tutti sono attoniti, addolorati, c'è chi ha perso tutto, la vita, i propri cari, il domani e vede un presente con l'ombra della morte che s'allunga. Hanno bruciato la speranza, hanno distrutto la fiducia. Chi andrà mai più in battaglia con gli americani dopo questo epilogo? Chi crederà al "nation building" domani quando oggi lo hai negato dopo averlo sbandierato per vent'anni in faccia all'opionione pubblica di tutto il mondo? Chi crede a un esercito che se ne va lasciando tutto, anche le armi? Non è Saigon è Kabul. Non è il Vietnam è l'Afghanistan. Non è la giungla vietnamita sono i picchi e i deserti dell'Asia Centrale. Non è una ritirata è una disfatta. "Prima finiamo meglio è", ha detto Biden in un intervento che è arrivato con un ritardo di cinque ore. Per la seconda volta, il Presidente ha girato i tacchi e se ne è andato, niente domande dei giornalisti. Il silenzio parla. E il racconto è quello dell'agonia del mondo libero, prigioniero di se stesso, il nichilismo e abbandono di chi non crede più in niente, un mondo stordito dal social che non si rende conto di essere finito nella gabbia della paura, l'Occidente è caduto nel sonnambulismo.
01
Biden dixit: "Prima finiamo meglio è"
"Prima finiamo meglio è". Questa è la frase che Biden consegna alla storia. L'Occidente volta le spalle all'Afghanistan. Ci sono ancora sette giorni per concludere le operazioni. I timori dell'intelligence americana sul rischio di attentati da parte di Isis e Al Qaeda (sì, esistono), il caos crescente sull'aeroporto di Kabul, la voglia di Biden di farla finita e far tacere quello che per lui è il fastidioso lamento degli alleati su una situazione per loro umiliante (il volto di Ursula von Der Leyen ieri era quello di un fantasma, lo sguardo segnato da un profondo disagio), tutto questo ha condotto alla fine. "Prima finiamo meglio è".
Non è il meglio per chi resta, per decine di migliaia di afghani che hanno collaborato con gli eserciti dell'Occidente e sono stati traditi, abbandonati. Restano intrappolati a Kabul, il destino incerto, la morte che può bussare alla porta, ogni giorno. Sono quelli che restano indietro, perfino famiglie smembrate: voi in Europa e noi restiamo qui, fratelli e sorelle separati, padri e madri che lasciano i figli nelle mani dei soldati. Il ritiro è senza onore. "Prima finiamo meglio è".
Alla Casa Bianca governa il terrore, la paura di un "incidente", di dover rendere conto (cosa che Biden non ha fatto, ha scaricato la colpa sull'esercito afghano, episodio che nel Parlamento inglese è stato bollato come "una vergogna") di altre immagini scomode. Dunque, via di corsa. E poi il Pentagono non controlla più niente in Afghanistan, c'è solo una via, tutti a casa. Il ritiro delle truppe è già iniziato, lo spazio per evacuare i civili si è ulteriormente ristretto. Sulla carta ci sono sei giorni, ma forse non arrivano a quattro perché ci sono i soldati da imbarcare con i loro equipaggiamenti e la pressione della folla sull'aeroporto è destinata a crescere. "Prima finiamo meglio è".
02
Il vertice del G7. L'impotenza degli alleati
"Prima finiamo meglio è". Il vertice straordinario del G7 ha rivelato l'impossibilità di far cambiare idea a Biden. Il peso morale di quella decisione per gli europei è una macchia, una vergogna. Tutti i leader ci hanno provato, per primo Boris Johnson - che essendo figlio di un impero sa quale sarà l'impatto in futuro di questa pagina di ignominia - ma è stato inutile. Il Canada era disposto perfino a lasciare le proprie truppe in Afghanistan (il premier Justin Trudeau è a dir poco ottimista: restare soli senza copertura aerea e intelligence in territorio ostile, completamente controllato dai Talebani significa diventare un bersaglio dei cecchini). Cosa resta del G7? L'impegno a non credere alle parole dei Talebani ma ai fatti (siamo commossi dal coraggio della posizione), la richiesta di garantire diritti e sicurezza delle donne, un coordinamento tra i paesi per affrontare i problemi dopo il ritiro. In sintesi: il nulla. "Prima finiamo meglio è".
Vedere Ursula von der Leyen e Charles Michel snocciolare banalità e politicamente corretto (mancava solo la vibrante richiesta ai Talebani di una policy per il gender e un protocollo per il cambiamento climatico) di fronte a un gruppo di tagliagole che ha preso il potere (e tutte le armi) di fronte a un Occidente imbelle e in fuga è stato uno spettacolo avvilente. La plastica rappresentazione del fatto che la politica estera dell'Unione europea non esiste, chi è senza Difesa è destinato a subire e così è stato. "Prima finiamo meglio è".
03
Agli ordini del signor Zabihullah
Zabihullah Mujahid, il portavoce dei Talebani (Foto Epa).Hanno vinto i Talebani, su tutta la linea. Alla fine hanno dettato i tempi, le condizioni, hanno minacciato "conseguenze", è bastato questo per far scappare l'esercito più potente del mondo. Quello che arriva dall'Afghanistan è un segnale di debolezza destinato ad avere ben altre conseguenze, le vedremo presto. I Talebani hanno mandato la barba del loro portavoce a scandire i tempi: niente proroga del ritiro, il caos all'aeroporto è colpa degli americani, non potete restare. "Prima finiamo meglio è".
I Talebani ordinano di chiudere la partita entro il 31 agosto e Biden esegue, questa è la cruda verità. Così stamattina l'Editorial Board del Wall Street Journal impagina un articolo che serve come un memento: "A meno che non siate Nancy Pelosi o un fazioso dei media, non si può indorare la pillola su ciò che significa. Il signor Biden si sta piegando alle richieste dei Talebani, ribadite martedì, di non estendere la scadenza. Sta rifiutando il consiglio dei leader del G-7, come il britannico Boris Johnson e il francese Emmanuel Macron, di rimanere più a lungo per far uscire più persone dal paese in modo sicuro. E sta abbandonando migliaia di afghani che hanno combattuto con gli Stati Uniti e la Nato al destino del castigo dei Talebani". Il più importante giornale degli Stati Uniti scartavetra la realtà sul volto dell'amministrazione. Biden ha accettato i diktat dei Talebani, si è arrivati al punto che il direttore della Cia, William Burns, lunedì scorso in un incontro segreto con il leader talebano Baradar ha fatto un buco nell'acqua, non ha ottenuto nulla. Se ti mostri debole allo sguardo di chi ha il crimine che brilla nei suoi occhi, soccombi. Se supplichi il tagliagole, hai perso. E così è stato. "Prima finiamo meglio è".
Bastava ascoltare Zabihullah Mujahid, il portavoce dei Talebani (e osservarne con attenzione la postura, il tono deciso, gli occhi iniettati di vittoria), ieri snocciolare di fronte ai giornalisti le "condizioni" del nuovo Afghanistan: le donne devono restare a casa, non possono tornare a lavorare perché non sono al sicuro e servono "nuove regole" (traduzione: per dire agli uomini di non picchiarle, violentarle, ucciderle); agli afghani non sarà concesso di lasciare il paese e dunque per loro l'aeroporto di Kabul è chiuso. Bastano queste due affermazioni (e i Talebani non parlano tradurre in fatti le parole) per vedere non il collasso dell'Afghanistan ma la caduta dell'Occidente. "Prima finiamo meglio è".
***
Così abbiamo finito. Con grandi risultati, non ci sono dubbi: il ministro della Difesa del nuovo Afghanistan sarà il mullah Abdul Qayyum Zakir, ex detenuto a Guantanamo. Manca solo la riemersione da una fossa oceanica di Osama Bin Laden.
04
La Cina e gli altri. Una vittoria dei nemici della libertà
La partita si gioca su un altro piano e con altri protagonisti. Al tavolo non c'è l'Europa, non ci sono più gli Stati Uniti (forza in ripiegamento totale), ma la Russia (sempre viva e a tutto gas), la Turchia (il neo-imperialismo Ottomano di Erdogan, magnete dei musulmani con la svolta di Hagia Sophia), la Cina (il Celeste Impero di Xi Jinping, la nuova potenza mondiale guidata dal capital-confucianesimo), l'India (l'altro gigante, dominio di Brahma, regno della matematica e del software), il Pakistan (il cobra dell'Asia Centrale), l'Iran (la potenza sciita e la guerriglia senza confine), l'Arabia Saudita (l'impero del petrolio) e di contro balzo ci sarà anche Israele, con il suo radar, l'unica democrazia in un concerto heavy-metal di satrapie, autocrazie, regimi dispotici e distopici. Domani il premier Naftali Bennett sarà alla Casa Bianca per un incontro con Biden, ha preannunciato di avere un piano per contenere l'Iran, buona fortuna. L'Europa ora non c'è. Sia chiaro, possiamo fare molto con gli aiuti, con la forza economica e finanziaria, ma le condizioni non le detta l'Unione, gli attori sono altri, siamo di fronte a un cambio netto dello scenario geopolitico nell'Asia Centrale e non solo. L'impatto è quello di un sasso scagliato nell'acqua, cerchi concentrici che si allargano fino a toccare mondi in apparenza lontani. Kabul è qui. "Prima finiamo meglio è".
I nemici dell'America - che sono i nemici della democrazia, i nostri nemici - hanno già colto la palla al volo, si stanno riorganizzando alla grande. Nessuno ha paura di quello che scappa. Chi tentennava, aveva dubbi, pensava a una reazione degli Stati Uniti per contrastare i piani egemonici del domani (vedere alla voce Cina su Taiwan, Iran sul nucleare e altri dossier che promettono l'esplosione del mondo) ora non ha più dubbi: si può fare. E lo faranno perché il ritiro dall'Afghanistan non è un fatto regionale, è un terremoto geopolitico che farà sentire i suoi effetti per decenni. La conclusione del WSJ è tombale: "Il rifiuto di Biden di adattarsi al collasso del governo e dell'esercito afghano è un altro promemoria" sul fatto "che l'elezione di un presidente degli Stati Uniti è una scelta fatale. Il carattere conta, ma il carattere ha molte parti. Una è il giudizio e un'altra è il coraggio di ammettere un errore e riorganizzarsi. Il signor Biden sta fallendo su entrambi i fronti. A tre anni e mezzo alla fine della sua presidenza, il mondo diventerà molto più pericoloso". "Prima finiamo meglio è".
05
Tutti fuori, tutti dentro. Chi resta e chi (non) dimentica
Non è vero che non c'erano alternative, perché in guerra l'onore è tutto e senza onore non c'è futuro, la realtà è di una durezza inusitata: Biden ieri sera non ha mosso una sola obiezione alle cose gravissime affermate da Zabihullah Mujahid, di fatto ha accettato che migliaia di collaboratori afghani restino intrappolati nel paese. Perché le parole di Zabihulla sono chiare: nessun afghano lascerà il paese. Il WSJ ricorda un fatto a cui Biden dovrà prima o poi rispondere: "La Casa Bianca e il Pentagono dicono di non sapere nemmeno quanti americani sono ancora in Afghanistan. Per quanto riguarda gli afghani, James Miervaldis dell'organizzazione non-profit No One Left Behind ci dice via e-mail che "abbiamo una lista di 1.200 famiglie (circa 6.000 persone) che hanno i loro visti in mano. Siamo davvero curiosi di sapere come farà il presidente a farli entrare nell'aeroporto e a farli volare via prima del 31 agosto". Siamo curiosi anche noi. La Casa Bianca dice che comunque sono pronti dei "piani d'emergenza" per dopo agosto. Si tratta chiaramente di una foglia di fico che serve a coprire la fuga dettata dai Talebani. "Prima finiamo meglio è".
Biden ha deciso per ragioni di politica interna - e sottovalutazione dello scenario reale sul terreno, un disastro - un ritiro precipitoso, disordinato e senza onore, ha pensato di evitare l'inevitabile confronto con la realtà della guerra, ha voltato le spalle alla storia, ha pensato che tutto presto verrà dimenticato, che gli americani hanno altro a cui pensare. Forse ha ragione in cronaca (e qui abbiamo molti dubbi, perché le conseguenze inattese sono già in agguato), ha messo in moto la macchina della propaganda sull'eroica evacuazione, avrà la compiacenza dei media liberal (sempre meno, perché i fatti sono squadernati), ma le pagine dei libri per lui non saranno quelle di un re pieno di gloria. "Prima finiamo meglio è".
06
Il tragico e il comico. Dove trionfa la morte
L'Afghanistan non è quello del "talebano moderato", delle sciocchezze che l'establishment politico sta cercando di vendere all'opinione pubblica che appare disorientata (e inquieta perché tutti vedono che quello che accade è un segnale sinistro), dei diritti delle donne che sotto la legge della "sharia" non possono esistere. Siamo all'offesa dell'intelligenza, ammesso che in Occidente si voglia ancora coltivare, tenere accesa la fiammella dell'illuminismo, della ragione, esercitare il potere del logos. Non siamo al passo indietro, non è il ritiro, è la strage delle illusioni, la violenta ritirata del mondo libero e l'avanzata dei regimi illiberali, il trionfo delle dittature e delle democrature. "Prima finiamo meglio è".
L'Afghanistan è lo specchio della nostra crisi esistenziale. Sono in libera uscita festanti bande di iene che non hanno alcuna pietà. Sono gli stessi ceffi che a Kandahar hanno ucciso un povero comico, un uomo mite che cercava di donare un sorriso a un paese disperato, Nazar Mohammad, noto con il nome d'arte di Khasha Zwan, un essere inerme che è andato incontro al suo destino cercando di aggrapparsi all'ironia fino all'ultimo istante: lo hanno preso, fatto salire su un'auto, schiaffeggiato e poi ammazzato.
Chi perseguirà questi criminali? Nessuno, perché sono il nuovo governo dell'Afghanistan. "Prima finiamo meglio è". Che Dio salvi l'America e noi tutti.
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prescelto; (ii) mantenere aggiornate le informazioni di pagamento in vista dei successivi rinnovi (per
esempio,
aggiornando i dati della propria carta di pagamento scaduta in vista del pagamento dei successivi rinnovi
contrattuali).
Qualora per qualsiasi motivo il pagamento non andasse a buon fine, il Fornitore si riserva di sospendere
immediatamente
l'Abbonamento fino al buon fine dell'operazione di pagamento; trascorsi inutilmente 3 giorni senza che il
pagamento
abbia avuto esito positivo, è facoltà del Fornitore recedere dal contratto con effetti immediati.
Pagamenti all'interno dell'applicazione IOS
5.7 In caso di acquisto dell'Abbonamento mediante l'Applicazione per dispositivi IOS, il pagamento è gestito
interamente
attraverso la piattaforma App Store fornita dal gruppo Apple. Il pagamento del corrispettivo è
automaticamente
addebitato sull'Apple ID account dell'Utente al momento della conferma dell'acquisto. Gli abbonamenti
proposti sono
soggetti al rinnovo automatico e all'addebito periodico del corrispettivo. L'Utente può disattivare
l'abbonamento fino a
24h prima della scadenza del periodo di abbonamento in corso. In caso di mancata disattivazione,
l'abbonamento si
rinnova per un eguale periodo e all'Utente viene addebitato lo stesso importo sul suo account Apple.
L'Utente può
gestire e disattivare il proprio abbonamento direttamente dal proprio profilo su App Store. Per maggiori
informazioni al
riguardo: https://www.apple.com/it/legal/terms/site.html. Il Fornitore non è responsabile per eventuali
disservizi della
piattaforma App Store.
6. Promozioni
6.1 Il Fornitore può a sua discrezione offrire agli Utenti delle promozioni sotto forma di sconti o periodi
gratuiti di
fruizione del Servizio.
6.2 Salvo che non sia diversamente specificato nella pagina di offerta della promozione, l'adesione a una
promozione
comporta, alla sua scadenza, l'attivazione automatica del Servizio a pagamento con addebito periodico del
corrispettivo
in base al contenuto del pacchetto di volta in volta selezionato dall'Utente.
6.3 L'Utente ha la facoltà di disattivare il Servizio in qualunque momento prima della scadenza del periodo
di prova
attraverso una delle modalità indicate nel precedente articolo 3).
7. Obblighi e garanzie dell'Utente
7.1 L'Utente dichiara e garantisce:
- di essere maggiorenne;
- di sottoscrivere l'Abbonamento per scopi estranei ad attività professionali, imprenditoriali, artigianali
o commerciali
eventualmente svolte;
- che tutti i dati forniti per l'attivazione dell'Abbonamento sono corretti e veritieri;
- che i dati forniti saranno mantenuti aggiornati per l'intera durata dell'Abbonamento.
7.2 L'Utente si impegna al pagamento del corrispettivo in favore del Fornitore nella misura e con le
modalità definite
nei precedenti articoli.
7.3 L'Utente si impegna ad utilizzare l'Abbonamento e i suoi contenuti a titolo esclusivamente personale, in
forma non
collettiva e senza scopo di lucro; l'Utente è inoltre responsabile per qualsiasi uso non autorizzato
dell'Abbonamento e
dei suoi contenuti, ove riconducibile all'account dell'Utente medesimo; per questo motivo l'Utente si
impegna ad
assumere tutte le precauzioni necessarie per mantenere riservato l'accesso all'Abbonamento attraverso il
proprio account
(per esempio, mantenendo riservate le credenziali di accesso ovvero segnalando senza ritardo al Fornitore
che la
riservatezza di tali credenziali risulta compromessa per qualsiasi motivo).
7.4 La violazione degli obblighi stabiliti nel presente articolo conferisce al Fornitore il diritto di
risolvere
immediatamente il contratto ai sensi dell'articolo 1456 del codice civile, fatto salvo il risarcimento dei
danni.
8. Tutela della proprietà intellettuale e industriale
8.1 L'Utente riconosce e accetta che i contenuti dell'Abbonamento, sotto forma di testi, immagini,
fotografie, grafiche,
disegni, contenuti audio e video, animazioni, marchi, loghi e altri segni distintivi, sono coperti da
copyright e dagli
altri diritti di proprietà intellettuale e industriale di volta in volta facenti capo al Fornitore e ai suoi
danti causa
e per questo si impegna a rispettare tali diritti.
8.2 Tutti i diritti sono riservati in capo ai titolari; l'Utente accetta che l'unico diritto acquisito con
il contratto
è quello di fruire dei contenuti dell'Abbonamento con le modalità e i limiti propri del Servizio. Fatte
salve le
operazioni di archiviazione e condivisione consentite dalle apposite funzionalità del Servizio, qualsiasi
attività di
riproduzione, pubblica esecuzione, comunicazione a terzi, messa a disposizione, diffusione, modifica ed
elaborazione dei
contenuti è espressamente vietata.
8.3 La violazione degli obblighi stabiliti nel presente articolo conferisce al Fornitore il diritto di
risolvere
immediatamente il contratto ai sensi dell'articolo 1456 del codice civile, fatto salvo il risarcimento dei
danni.
9. Manleva
9.1 L'Utente si impegna a manlevare e tenere indenne il Fornitore contro qualsiasi costo – inclusi gli
onorari degli
avvocati, spesa o danno addebitato al Fornitore o in cui il Fornitore dovesse comunque incorrere in
conseguenza di usi
impropri del Servizio da parte dell'Utente o per la violazione da parte di quest'ultimo di obblighi
derivanti dalla
legge ovvero dai presenti termini d'uso.
10. Limitazione di responsabilità
10.1 Il Fornitore è impegnato a fornire un Servizio con contenuti professionali e di alta qualità; tuttavia,
il
Fornitore non garantisce all'Utente che i contenuti siano sempre privi di errori o imprecisioni; per tale
motivo,
l'Utente è l'unico responsabile dell'uso dei contenuti e delle informazioni veicolate attraverso di
essi.
10.2 L'Utente riconosce e accetta che, data la natura del Servizio e come da prassi nel settore dei servizi
della
società dell'informazione, il Fornitore potrà effettuare interventi periodici sui propri sistemi per
garantire o
migliorare l'efficienza e la sicurezza del Servizio; tali interventi potrebbero comportare il rallentamento
o
l'interruzione del Servizio. Il Fornitore si impegna a contenere i periodi di interruzione o rallentamento
nel minore
tempo possibile e nelle fasce orarie in cui generalmente vi è minore disagio per gli Utenti. Ove
l'interruzione del
Servizio si protragga per oltre 24 ore, l'Utente avrà diritto a un'estensione dell'Abbonamento per un numero
di giorni
pari a quello dell'interruzione; in tali casi, l'Utente riconosce che l'estensione dell'Abbonamento è
l'unico rimedio in
suo favore, con la conseguente rinunzia a far valere qualsivoglia altra pretesa nei confronti del
Fornitore.
10.3 L'Utente riconosce e accetta che nessuna responsabilità è imputabile al Fornitore:
- per disservizi dell'Abbonamento derivanti da malfunzionamenti di reti elettriche e telefoniche ovvero di
ulteriori
servizi gestiti da terze parti che esulano del tutto dalla sfera di controllo e responsabilità del Fornitore
(per
esempio, disservizi della banca dell'Utente, etc...);
- per la mancata pubblicazione di contenuti editoriali che derivi da cause di forza maggiore.
10.4 In tutti gli altri casi, l'Utente riconosce che la responsabilità del Fornitore in forza del contratto
è limitata
alle sole ipotesi di dolo o colpa grave.
10.5 Ai fini dell'accertamento di eventuali disservizi, l'Utente accetta che faranno fede le risultanze dei
sistemi
informatici del Fornitore.
11. Modifica dei termini d'uso
11.1 L'Abbonamento è disciplinato dai termini d'uso approvati al momento dell'acquisto.
11.2 Durante il periodo di validità del contratto, il Fornitore si riserva di modificare i termini della
fornitura per
giustificati motivi connessi alla necessità di adeguarsi a modifiche normative o obblighi di legge, alle
mutate
condizioni del mercato di riferimento ovvero all'attuazione di piani aziendali con ricadute sull'offerta dei
contenuti.
11.3 I nuovi termini d'uso saranno comunicati all'Utente con un preavviso di almeno 15 giorni rispetto alla
scadenza del
periodo di fatturazione in corso ed entreranno in vigore a partire dall'inizio del periodo di fatturazione
successivo.
Se l'Utente non è d'accordo con i nuovi termini d'uso, può esercitare la disdetta secondo quanto previsto al
precedente
articolo 3.
11.4 Ove la modifica dei termini d'uso sia connessa alla necessità di adeguarsi a un obbligo di legge, i
nuovi termini
d'uso potranno entrare in vigore immediatamente al momento della comunicazione; resta inteso che, solo in
tale ipotesi,
l'Utente potrà recedere dal contratto entro i successivi 30 giorni, con il conseguente diritto ad ottenere
un rimborso
proporzionale al periodo di abbonamento non goduto.
12. Trattamento dei dati personali
12.1 In conformità a quanto previsto dal Regolamento 2016/679 UE e dal Codice della privacy (decreto
legislativo 30
giugno 2003, n. 196), i dati personali degli Utenti saranno trattati per le finalità e in forza delle basi
giuridiche
indicate nella privacy policy messa a disposizione dell'Utente in sede di registrazione e acquisto.
12.2 Accettando i presenti termini di utilizzo, l'Utente conferma di aver preso visione della privacy policy
messa a
disposizione dal Fornitore e di averne conservato copia su supporto durevole.
12.3 Il Fornitore si riserva di modificare in qualsiasi momento la propria privacy policy nel rispetto dei
diritti degli
Utenti, dandone notizia a questi ultimi con mezzi adeguati e proporzionati allo scopo.
13. Servizio clienti
13.1 Per informazioni sul Servizio e per qualsiasi problematica connessa con la fruizione dello stesso,
l'Utente può
contattare il Fornitore attraverso i seguenti recapiti: help@newslist.it
14. Legge applicabile e foro competente
14.1 Il contratto tra il Fornitore e l'Utente è regolato dal diritto italiano.
14.2 Ove l'Utente sia qualificabile come consumatore, per le controversie comunque connesse con la
formazione,
esecuzione, interpretazione e cessazione del contratto, sarà competente il giudice del luogo di residenza o
domicilio
del consumatore, se ubicato in Italia.