21 Maggio

Vittoria? Il campo di battaglia e il problema della pace

La caduta di Mariupol, la resa del battaglione Azov, l'avanzata (lenta) nel Donbass e il Cremlino che ora non vuole aprire il tavolo del negoziato. La guerra di logoramento di Putin e il dilemma degli Alleati. Lunedì secondo vertice sulla difesa dell'Ucraina promosso dal Pentagono. Che fare?

Chi sta vincendo? La domanda è quella del primo minuto di guerra, dopo 87 giorni di battaglia la risposta sta cominciando a prendere forma e non corrisponde al racconto del giornalismo in ciclostile dal quale qui su List ci teniamo sempre lontani per attaccamento a quella cosa chiamata realtà. Stiamo ai fatti, quelli che servono per sapere, per capire.

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L'Italia e la vittoria troppo lontana

In Italia la richiesta di un negoziato sta diventando fattore comune di tutti i partiti. Con sfumature e grandi differenze, con parole che fanno filtrare grandi incertezze e piccoli disegni politici tutti ripiegati sul quadro interno (si vota per le amministrative, le elezioni politiche sono dietro l'angolo), ma alla fine l'idea che si possa condurre la guerra "alla vittoria" contro la Russia si sta indebolendo di fronte al campo di battaglia, alle notizie che cominciano a circolare, alla situazione economica che si sta sgretolando e sta scivolando verso una letale stagflazione. Le società occidentali hanno problemi di tenuta interna di cui bisogna tenere conto, senza il supporto dell'opinione pubblica, il sostegno all'Ucraina diventa fattore di instabilità che in Italia finirà per impattare sul voto politico. Questo spiega la prudenza di Berlusconi, le frasi di Salvini, l'agitarsi di Conte, il tentativo di Letta di tenere insieme le anime del Pd in una posizione di equilibrio, tra la domanda della base pacifista e l'Atlantismo necessario. Sull'imballaggio della politica italiana c'è una scritta: fragile.

Il governo? Fa il suo lavoro, Draghi a Washington ha svolto la sua missione, posto l'accento sulla richiesta di pace che viene dagli italiani, ma stando con fermezza nell'Alleanza, senza strappi che non servono a nessuno. Serve una tessitura diplomatica, deve partire dagli Stati Uniti, ma la crisi interna degli Stati Uniti è grande e a Washington la Russia è fattore di mobilitazione....


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